La memoria è la capacità di conservare le informazioni nel tempo: garantisce la continuità della nostra vita, ci ricollega alla nostra storia, ci aiuta a mettere insieme varie parti di noi, struttura il nostro senso di identità.
Per molto tempo si è ritenuto che i bimbi appena nati non ricordassero nulla della loro vita intrauterina e non possedessero una memoria funzionante. Gli studi degli ultimi 20 anni nel campo della psicologia e della sensorialità prenatale hanno invece evidenziato come non solo i bambini nati a termine e i prematuri, ma anche i bimbi in utero, siano capaci di memorizzare e… apprendere dall’esperienza.
Apprendimento e memoria infatti, sono strettamente intrecciati.
Le capacità del bambino in utero sono molto più complesse di quelle che gli sono state fino ad ora attribuite!
Molte ricerche nel campo si sono concentrate sulla memoria uditiva. D’altronde, secondo lo studioso A. Tomatis, l’embrione e il feto sono “concepiti per ascoltare”.
Per molto tempo si è ritenuto che i bimbi appena nati non ricordassero nulla della loro vita intrauterina e non possedessero una memoria funzionante. Gli studi degli ultimi 20 anni nel campo della psicologia e della sensorialità prenatale hanno invece evidenziato come non solo i bambini nati a termine e i prematuri, ma anche i bimbi in utero, siano capaci di memorizzare e… apprendere dall’esperienza.
Apprendimento e memoria infatti, sono strettamente intrecciati.
Le capacità del bambino in utero sono molto più complesse di quelle che gli sono state fino ad ora attribuite!
Molte ricerche nel campo si sono concentrate sulla memoria uditiva. D’altronde, secondo lo studioso A. Tomatis, l’embrione e il feto sono “concepiti per ascoltare”.
Possiamo distinguere tra una memoria a breve termine e una memoria a lungo termine. Uno dei metodi utilizzati per dimostrare la prima forma di memoria è l’”Habituation”. Si tratta di un’esperienza comune a tutti noi: quando ci viene proposta una novità per la prima volta, manifestiamo interesse e attenzione. Se quello stesso stimolo ci viene proposto una seconda, una terza, una quarta volta e via di seguito, il nostro interesse calerà fino a scomparire.
Il bambino prenatale sperimenta la stessa esperienza: se gli facciamo ascoltare una musica ad alto volume attraverso la parete uterina, reagirà con soprassalto, accelererà la frequenza cardiaca e aumenterà i suoi movimenti. Se gli riproponiamo lo stesso stimolo pian piano si abituerà e le sue reazioni diventeranno sempre meno intense fino a scomparire. Il bambino prenatale è capace quindi di abituarsi ad uno stimolo.
Questa memoria permane anche dopo la nascita: una ricerca ha dimostrato che i neonati la cui madre aveva vissuto la gravidanza nella città di Itami, vicino all’aeroporto di Osaka, erano abituati al passaggio degli aerei e non si svegliavano per questo rumore, mentre altri bimbi che non erano abituati a suoni così forti erano disturbati nel loro sonno.
La dimostrazione più chiara della memoria prenatale a lungo termine si trova in studi fatti con neonati cui, prima della nascita, sono stati forniti degli stimoli che gli vengono poi riproposti una volta nati.
I neonati riconoscono la voce della loro mamma, che li ha accompagnati e dolcemente cullati durante la vita nell’utero, e la preferiscono a quella di altre donne e a quella paterna. Questa è un’esperienza condivisa da molte neomamme ma è anche stata dimostrata attraverso il metodo della “Suzione non efficace” (al neonato viene dato un ciucciotto collegato ad un apparecchio che registra come e quanto ciuccia): la suzione del neonato è diversa e molto meno agitata quando gli viene fatta sentire la voce della sua mamma (De Casper). È evidente che questa preferenza non può essersi sviluppata nelle poche ore di vita al di fuori dell’utero, ma deve essersi creata nel periodo prenatale.
Il battito cardiaco materno è per i bambini, a poche ore dalla nascita, il preferito tra gli stimoli sonori: sono in grado di riconoscerlo e discriminarlo rispetto a quello di mamme di altri neonati!
Il bambino prenatale è in grado di riconoscere non solo stimoli isolati, ma anche stimoli più complessi. Un esperimento di De Casper ha mostrato come i neonati siano in grado di discriminare tra due favole diverse e mostrare preferenza per quella che la loro mamma ha raccontato loro, per 10 minuti al giorno, negli ultimi tre mesi di gestazione. In un altro esperimento il Prof. Hepper, dell’Università di Belfast, ha rivelato come un brano musicale, udito tutti i giorni negli ultimi tre mesi di gestazione, venga riconosciuto dei neonati: i bambini, le cui madri in gravidanza avevano seguito quotidianamente una nota “soap opera”, mostravano risposte di orientamento di attenzione al comparire della colonna sonora della stessa trasmissione.
Queste ricerche, insieme a molte altre, hanno dimostrato che il feto è in grado di registrare i suoni nel suo inconscio, per ritrovarli poi dopo la nascita. Alcuni di questi suoni vengono rivissuti come esperienze rassicuranti e rilassanti: la musica ascoltata nel pancione, la voce del papà e quella della mamma, una ninna nanna ripetutamente ascoltata in utero, il battito cardiaco materno…
La memoria però non funziona solo per le parole, i suoni, le voci, ma anche per altri stimoli. Li scopriremo nel prossimo post!
Laura Ballerio - Counsellor perinatale
Valentina Liuzzi - Psicologa

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