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Dall'incontro con una storica ostetrica della città di Melegnano, Nascere Insieme ha trovato la possibilità di avere un spazio anche lì (c/o studio dott. Grosso, via Castellini
Per le mamme interessate stiamo cercando di organizzare degli incontri postparto, per bambini fino ad un anno. L'idea è offrire alle mamme uno spazio dove condividere le proprie esperienze, dove confrontarsi e dove ricevere informazioni. L'ostetrica si occuperà anche di insegnare la tecnica del massaggio indiano, un modo delicato di comunicare con il piccolino. Abbiamo pensato a cicli di 5 incontri ma anche a incontri a tema su vari aspetti della crescita di un bimbo: dall'allattamento, allo svezzamento, dalla scelta del nido,ai primi passi, avvalendoci anche della collaborazione di altri professionisti.
Naturalmente, per le mamme che lo desiderano, diamo la possibilità anche di usufruire del nostro servizio di home visiting (visite domiciliari).
I gruppi e gli incontri avranno inizio con un numero minimo di almeno 4 mamme.
Per maggiori informazioni: info@nascereinsieme.com
Referente: Martina Podetti - 392 2454953
Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un articolo di Repubblica “ Papà perfetti, rivoluzione silenziosa
. Così si trasforma la famiglia italiana” che ho scoperto aver avuto un forte eco nel web. Già dalle prime righe si parla di rivoluzione della paternità. Wow! Ri-vo-lu-zio-ne! E poi, eccolo, l’identikit del padre perfetto, del padre definito “high care”: 30-35 anni, del nord, buon titolo di studio, compagne che lavorano e figli piccoli. Padri che portano perfino il figlio a scuola, gli fanno pure da mangiare e li vestono… WOW! E che mettono pure a letto i figli, ariwow! L’articolo in realtà riporta i dati di uno studio svolto da una giovane sociologa ricercatrice del’Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori), nato per altro con altri scopi, che ho recuperato e letto, oltre agli innumerevoli commenti presenti nel web. Cosa ne ho ricavato? Sostanzialmente che “per ogni padre perfetto c’è una madre perfetta” cioè la ricercatrice mette in luce che l’attenzione alla cura dei figli è correlata molto alle caratteristiche della donna (titolo di studio universitario, le donne della sua famiglia lavoravano, risiede al norfd) più che a quelle dell’uomo. “La donna deve chiedere e così l’uomo risponde” mi verrebbe da dire… Ehm… dunque quale sarebbe la rivoluzione?!? Con questo non voglio negare che alcuni giovani padri si stanno coinvolgendo di più nella cura dei figli ma siamo molto lontani dalla rivoluzione. Quanti padri chiedono il congedo di paternità per esempio? Mi ha colpito molto anche la conclusione dell’articolo dove si riporta una dichiarazione di un famosa sociologa della Bicocca di Milano, che, in soldoni dice che le donne devono imparare a delegare e lasciare spazio ai padri. Colpa quindi delle madri? Quelle madri troppo legate al loro cucciolo? Forse… E quindi cosa possiamo fare, mi chiedo, a livello di servizi? E quali sono i bisogni di queste “gelose mamme perfette” e di questi “emergenti padri high care”? Un primo passo, nell’ambito del lavoro che svolgo, potrebbe essere di aprire tutti i corsi preparto anche ai futuri papà: accoglierli, sostenerli e accompagnarli nel marasma emotivo che la gravidanza della compagna e la transizione al ruolo di padre porta con sé. “Nascere insieme” si muove in quest’ottica e chissà se i “nostri” papà potranno essere “premiati” con il titolo di “padri high care”…
Nel precedente post abbiamo visto come il bambino prenatale possieda una memoria “sonora”. Ulteriori studi sulla memoria prenatale sono stati condotti nel campo della sensibilità olfattiva e gustativa. Il bambino, nell’utero, è immerso nel liquido amniotico, liquido che cambia sapore ed odore a seconda dell’alimentazione della mamma e dei momenti della giornata. Il bambino prenatale è in grado di “sentire” odori e sapori e di ricordarli una volta nato. Alcuni pediatri di Marsiglia si sono posti la seguente domanda: se mettiamo sul capezzolo della mamma alcune gocce di un alimento particolare che ha sempre mangiato in gravidanza cosa succede? E se invece spalmiamo quello stesso alimento su capezzoli di mamme che non lo hanno mangiato in gravidanza cosa cambia? L’alimento in questione, nella ricerca marsigliese, era l’aïoli, una salsa tipica di quella regione. I risultati sono interessanti: i neonati delle mamme marsigliesi si applicavano voracemente al capezzolo mentre i neonati di mamme parigine, invece, si allontanavano immediatamente dal seno. L’aïoli era infatti per loro un alimento dal sapore e dall’odore sconosciuti. Su “Pediatrics”, nel 2011, è stata pubblicata una ricerca che dimostra come la memoria olfattiva e gustativa non sia solo a breve, ma anche a lungo termine: dallo studio emerge come il lattante, al momento dello svezzamento, preferisca i sapori che ha sentito in utero per un certo periodo, anche se questi sapori non gli vengono riproposti durante l’allattamento. Se durante la gravidanza mangiamo molte carote e poi, nel corso dell’allattamento le eliminiamo dalla dieta, è molto probabile che il nostro bimbo si ricordi comunque del sapore della carota, e lo preferisca ad altri durante lo svezzamento, perché lo ha sperimentato in gravidanza. Una forma di memoria prenatale può essere anche rintracciata nell’esperienza comune e universale si dondolare e cullare i bambini per tranquillizzarli e rassicurarli: in questo modo infatti riproponiamo loro quelle sensazioni di movimento ritmico e continuo che sentivano nel pancione e che associano alla calma e calore di un tempo! Di memoria prenatale parlano anche alcuni psicologi e psicoterapeuti che hanno evidenziato come, sotto ipnosi o attraverso altre modalità, gli adulti siano in grado di ricordare elementi della loro vita in utero e della loro nascita. Avvenimenti di cui non erano a conoscenza e che sono poi stati confermati dalla testimonianza delle loro madri. Sono state raccolte inoltre numerose testimonianze (D. Chamberlain, A. Ikegawa e altri) di bambini che fanno disegni o raccontano storie che chiaramente si ricollegano al loro periodo prenatale o al momento della nascita. Possiamo condividere o meno queste ultime affermazioni, crederci oppure no. Fatto sta che quanto riferito in precedenza a proposito della memoria sonora e olfattiva è frutto di ricerche scientifiche accurate e approfondite condotte in anni e anni di studi. Emerge dunque che il neonato “non è una tabula rasa, nemmeno un sacco vuoto da riempire o un essere disorganizzato e insensibile impermeabile all’influenza dell’ambiente” (Soldera, 2010). Ha una storia alle spalle, una storia di nove mesi, dove la mamma è, sia fisicamente che psicologicamente, la sua materia prima vivente, la mediatrice tra lui e il mondo. Laura Ballerio Counsellor perinatale P.s. Per non allungare troppo il post non ho inserito la bibliografia, ma se siete interessate sono ben contenta di fornire informazioni! Postate un commento o scrivetemi via mail: laura.ballerio@nascereinsieme.com
_La memoria è la capacità di conservare le informazioni nel tempo: garantisce la continuità della nostra vita, ci ricollega alla nostra storia, ci aiuta a mettere insieme varie parti di noi, struttura il nostro senso di identità.
Per molto tempo si è ritenuto che i bimbi appena nati non ricordassero nulla della loro vita intrauterina e non possedessero una memoria funzionante. Gli studi degli ultimi 20 anni nel campo della psicologia e della sensorialità prenatale hanno invece evidenziato come non solo i bambini nati a termine e i prematuri, ma anche i bimbi in utero, siano capaci di memorizzare e… apprendere dall’esperienza. Apprendimento e memoria infatti, sono strettamente intrecciati.
Le capacità del bambino in utero sono molto più complesse di quelle che gli sono state fino ad ora attribuite! Molte ricerche nel campo si sono concentrate sulla memoria uditiva. D’altronde, secondo lo studioso A. Tomatis, l’embrione e il feto sono “concepiti per ascoltare”.
_Possiamo distinguere tra una memoria a breve termine e una memoria a lungo termine. Uno dei metodi utilizzati per dimostrare la prima forma di memoria è l’”Habituation”. Si tratta di un’esperienza comune a tutti noi: quando ci viene proposta una novità per la prima volta, manifestiamo interesse e attenzione. Se quello stesso stimolo ci viene proposto una seconda, una terza, una quarta volta e via di seguito, il nostro interesse calerà fino a scomparire.
Il bambino prenatale sperimenta la stessa esperienza: se gli facciamo ascoltare una musica ad alto volume attraverso la parete uterina, reagirà con soprassalto, accelererà la frequenza cardiaca e aumenterà i suoi movimenti. Se gli riproponiamo lo stesso stimolo pian piano si abituerà e le sue reazioni diventeranno sempre meno intense fino a scomparire. Il bambino prenatale è capace quindi di abituarsi ad uno stimolo.
Questa memoria permane anche dopo la nascita: una ricerca ha dimostrato che i neonati la cui madre aveva vissuto la gravidanza nella città di Itami, vicino all’aeroporto di Osaka, erano abituati al passaggio degli aerei e non si svegliavano per questo rumore, mentre altri bimbi che non erano abituati a suoni così forti erano disturbati nel loro sonno.
La dimostrazione più chiara della memoria prenatale a lungo termine si trova in studi fatti con neonati cui, prima della nascita, sono stati forniti degli stimoli che gli vengono poi riproposti una volta nati.
I neonati riconoscono la voce della loro mamma, che li ha accompagnati e dolcemente cullati durante la vita nell’utero, e la preferiscono a quella di altre donne e a quella paterna. Questa è un’esperienza condivisa da molte neomamme ma è anche stata dimostrata attraverso il metodo della “Suzione non efficace” (al neonato viene dato un ciucciotto collegato ad un apparecchio che registra come e quanto ciuccia): la suzione del neonato è diversa e molto meno agitata quando gli viene fatta sentire la voce della sua mamma (De Casper). È evidente che questa preferenza non può essersi sviluppata nelle poche ore di vita al di fuori dell’utero, ma deve essersi creata nel periodo prenatale.
Il battito cardiaco materno è per i bambini, a poche ore dalla nascita, il preferito tra gli stimoli sonori: sono in grado di riconoscerlo e discriminarlo rispetto a quello di mamme di altri neonati!
Il bambino prenatale è in grado di riconoscere non solo stimoli isolati, ma anche stimoli più complessi. Un esperimento di De Casper ha mostrato come i neonati siano in grado di discriminare tra due favole diverse e mostrare preferenza per quella che la loro mamma ha raccontato loro, per 10 minuti al giorno, negli ultimi tre mesi di gestazione. In un altro esperimento il Prof. Hepper, dell’Università di Belfast, ha rivelato come un brano musicale, udito tutti i giorni negli ultimi tre mesi di gestazione, venga riconosciuto dei neonati: i bambini, le cui madri in gravidanza avevano seguito quotidianamente una nota “soap opera”, mostravano risposte di orientamento di attenzione al comparire della colonna sonora della stessa trasmissione.
Queste ricerche, insieme a molte altre, hanno dimostrato che il feto è in grado di registrare i suoni nel suo inconscio, per ritrovarli poi dopo la nascita. Alcuni di questi suoni vengono rivissuti come esperienze rassicuranti e rilassanti: la musica ascoltata nel pancione, la voce del papà e quella della mamma, una ninna nanna ripetutamente ascoltata in utero, il battito cardiaco materno…
La memoria però non funziona solo per le parole, i suoni, le voci, ma anche per altri stimoli. Li scopriremo nel prossimo post!
Laura Ballerio - Counsellor perinatale Valentina Liuzzi - Psicologa
“Dottoressa, cosa dobbiamo portare in ospedale per il parto? Cosa devo mettere in valigia? Mia mamma dice che devo portarmi…”, così spesso inizia il primo incontro dei miei corsi preparto. So che il preparare la valigia ha un importante valore simbolico per una mamma che si sta avvicinando al parto. È un modo di preparasi al fatidico giorno, alla nascita del suo piccolino. È un modo di sentirsi un po’ “più pronta” ed è già un modo di occuparsi del suo cucciolo. Premettiamo, comunque, che non state partendo per il giro del mondo in 80 giorni e che ci sarà sicuramente qualcuno che verrà a trovarvi (marito, compagno, mamma, amiche e sì, anche la suocera) e che potrà portarvi quello che vi manca. Ogni ospedale di solito fornisce una lista specifica ma spesso i punti di domanda sono molti e alcuni chiarimenti sono spesso necessari (e spesso richiesti per arginare lo slancio delle nonne). Alcune cose sono necessarie, altre facoltative. Vi propongo quindi una lista che mette insieme le informazioni che ho riunito durante la mia esperienza nei reparti di ostetricia cercando di delucidarvi al meglio su alcune cose che possono sembrare strane o poco comprensibili. Sono indicazioni generiche che possono adattarsi ai diversi ospedali e che potete adeguare alle vostre esigenze. Per la nostra lista ragionata clicca qui
_ Nei primi anni di vita di mio figlio, quando mi sentivo sovrastata da notti insonni, pappe, pannolini, cacche, primi passi, esplorazioni e quant'altro, mi hanno ripetuto più volte questa “perla di saggezza”: “bambini piccoli problemi piccoli, bambini grandi problemi grandi”.
All'epoca mi chiedevo se chi la pronunciava fosse motivato da: - un altruistico intento di rassicurarmi sulla situazione presente - il desiderio di rassicurare se stesso e contenere i suoi problemi e le sue emozioni - un istinto sottilmente sadico (“Non sai cosa ti aspetta...”) - un mix di tutti e tre gli elementi di cui sopra.
Un commento ad un articolo che ho pubblicato tempo fa ha stimolato la mia memoria, ha riportato a galla eventi e mi ha permesso di individuare questa perla come uno dei leitmotiv che sembra spesso caratterizzare la comunicazione con mamme che hanno figli più grandi dei nostri. Ha anche stimolato riflessioni, non tanto in merito alle motivazioni recondite sottintese dal messaggio, quanto piuttosto al senso di un confronto tra l'ora e il poi.
Gli eventi si colorano di sfumature emotive intense nel momento in cui li stiamo vivendo. Siamo tutte mamme in cammino e in ogni tappa di questo viaggio, nel qui e ora del presente di ciascuna di noi, i problemi, le fatiche e le difficoltà, qualunque esse siano, sono vive, intense e “calde”. Non sono “piccole”, ma “grandi” cioè “emotivamente significative per noi”. Come tali vanno riconosciute, non minimizzate in virtù di un futuro che non abbiamo ancora sperimentato e che ci viene consegnato dalle parole altrui.
_Quando, incinta, immaginavo la mia futura vita da mamma, si materializzava un'immagine ben precisa di fronte a me: io e il mio cucciolo stretti in un momento d'amore, l'allattamento al seno. Niente mi sembrava più naturale e più poetico. Avrei allattato senza problemi, non c'era alcun dubbio. Ho poi scoperto sulla mia pelle che allattare è sì cosa semplice e naturale, ma solo se sappiamo come farlo e cosa aspettarci. E ho anche scoperto che ogni decisione in merito alla nutrizione del nostro bambino coinvolge due temi importanti: il tema vita-crescita (siamo in grado di garantire la sopravvivenza e lo sviluppo del nostro piccolo?) e il tema relazionale-emotivo. Proprio per questo tutto ciò che riguarda l'allattamento, siano pensieri, giudizi, dubbi, consigli, porta con sé emozioni forti e dirompenti. L'allattamento materno è un'arte di cui appropriarsi che, per essere coltivata, in molti casi necessita di corrette informazioni e di un sostegno adeguato. Molto spesso però tutto ciò non si verifica. In ospedale le ostetriche sono talmente oberate di lavoro che non riescono a dedicare la giusta attenzione al momento dell'allattamento. E una volta a casa le neomamme sono lasciate a loro stesse, soggette a consigli e a giudizi (offerti per lo più da personale non qualificato) che rischiano di destabilizzare anche le migliori intenzioni. Giudizi che vanno ad incidere su tutti i dubbi e le insicurezze di una donna che si sta sperimentando in un nuovo ruolo, quello di mamma. Possiamo però tutelare la nostra scelta di allattare. Possiamo informarci già in gravidanza, leggendo libri o navigando in internet su siti specializzati. Possiamo frequentare i gruppi di mutuo aiuto, aperti alle donne in attesa e alle neomamme. Possiamo contattare una consulente per l'allattamento o una ostetrica qualificata, che in caso di problemi potrà guidarci ad individuare le soluzioni buone per noi. E possiamo andare sul sito www.quandonasceunamamma.com dove in chat, in orari prestabiliti, troviamo mamme esperte in allattamento, disponibili per ascoltarci, accoglierci e informarci. Ecco un elenco di libri e siti che potranno esservi di aiuto. Un elenco che non pretende di essere esaustivo...ma è sempre un buon inizio! “L'arte dell'allattamento materno” de la Leache League “Tutte le mamme hanno il latte” di Paola Negri “Allattare un gesto d'amore” di Tiziana Catanzani e Paola Negri “Allattamento al seno” di Giorgia Cozza e Paola Paschetto “Primo cibo, primo amore” di Franca Maffei “Un dono per tutta la vita” di Carlos Gonzales www.aicpam.org - Associazione Italiana Consulenti Professionali in allattamento materno http://www.lllitalia.org - Leache League Italia http://mamionlus.wordpress.com
_Oggi, mentre rileggevo il libro della Leche League "L'arte dell'allattamento materno" ho ritrovato tanti passaggi che mi hanno fatto ripensare al mio allattamento. Una cosa, in particolare, ha stuzzicato la mia immaginazione: ogni bimbo ha la sua personalità che si manifesta nel nutrirsi.
C'è il bimbo "tranquillo e beato", che sa gustare pienamente il momento del pasto. Che mangia in tutta tranquillità e frequentemente, soprattutto nelle prime settimane di vita.
C'è il bimbo "dormiglione", che ha la tendenza ad addormentarsi dopo pochi minuti di suzione e ripete questa sequenza frequentemente durante la poppata.
C'è poi il bimbo "sbrigativo", che poppa velocemente, al massimo 10/15 minuti e spesso da un solo seno. Concede scarse occasioni per una lunga poppata a tu per tu, ma vi regala dei sorrisi a fine pasto indimenticabili, mentre il latte gli cola dagli angoli della bocca.
E poi c'è il bimbo col rigurgito, che rigurgita regolarmente dopo ogni poppata o fra una poppata e l'altra.
E poi ci sono i bimbi che hanno un loro modo proprio di nutrirsi, che non rientra in nessuna delle precedenti categorie. Il mio era un dormiglione. E il vostro?
_Qualche tempo fa ho pubblicato sul sito www.quandonasceunamamma.com, con cui collaboro, questo post sulla comunicazione prenatale. Ve lo ripropongo qui.
I nove mesi nel grembo della mamma valgono una vita, fanno parte della nostra storia personale e di quella dei nostri figli. Le moderne ricerche scientifiche nel campo della psicologia e sensorialità fetale hanno evidenziato qualcosa che l'Oriente ha riconosciuto da tempo: l'inizio della vita non coincide con il momento della nascita ma con quello del concepimento. È una frase forte che apre uno sguardo nuovo sui mesi passati nell'utero materno: un utero che assume i connotati di “casa” per il nostro bambino, una casa che protegge e contiene, ma non isola. In questo ambiente il piccolo d'uomo “sente”, memorizza e apprende: odori, suoni, sapori, tatto ed emozioni lo raggiungono e diventano un patrimonio per la sua crescita, dentro e fuori dal pancione. Se queste sono le premesse ecco che l'idea di comunicare con il bimbo, quando è ancora nella pancia, diventa una possibilità concreta per mamma e papà in attesa: assume il significato di fare spazio, all'interno della coppia o della famiglia già costituita, al piccolo che nascerà. Non solo uno spazio fisico, nel corpo della mamma che cresce e si espande, ma anche psichico ed emotivo, fatto di ascolto ed accoglienza, da parte di entrambi i genitori. Comunicare con il bimbo in utero si trasforma in un percorso di conoscenza reciproca che promuove il bonding, cioè la formazione di quel legame di attaccamento, unico e personale, tra mamma, papà e bambino, fondamentale per ogni adulto che diventa genitore ed ogni neonato che viene al mondo. La comunicazione prenatale coinvolge anche i papà che, scoprendo la possibilità di stabilire un con-tatto con il loro bimbo già durante la gravidanza, si sentono meno esclusi da un processo abitualmente considerato tutto femminile e vengono facilitati nella costruzione della nuova identità paterna. È inoltre un'opportunità per rendere più intenso il legame di coppia, o ricostituire un legame magari allentato, che si ritrova unita nella meravigliosa scoperta del piccolo che sta per nascere. Ma come comunicare con qualcuno che non si vede e non si conosce? Possiamo comunicare attraverso il contatto fisico: massaggiando, cullando, e anche giocando con il nostro piccolo nel pancione. Possiamo utilizzare la voce, attraverso suoni semplici, monosillabici o ripetitivi, abbinandoli a circostanze specifiche. Possiamo parlargli, leggergli una storia (alcuni esperimenti hanno mostrato come i bambini riconoscano, una volta nati, la storia raccontata dalla mamma nell'ultimo trimestre) o cantargli una ninna nanna. Una ninna nanna, sempre la stessa, ha il potere di calmare il bambino e diventa un elemento di continuità tra il prima e il dopo la nascita. E poi...ci sono tanti altri modi che potrete scoprire con letture approfondite o, ancora meglio, attraverso un percorso esperienziale, personalizzato, condotto da un'educatrice o tutor prenatale. La comunicazione con il bimbo nel pancione è una straordinaria possibilità, a disposizione di mamma e papà, per sviluppare e dare spazio a quella sfera degli affetti e dell'umano sentire, fondamentali per divenire genitori, così spesso trascurata nel processo medicalizzato di accompagnamento alla nascita caratteristico della nostra società.
Laura Ballerio Counsellor perinatale
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