Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un articolo di Repubblica “Papà perfetti, rivoluzione silenziosa
. Così si trasforma la famiglia italiana” che ho scoperto aver avuto un forte eco nel web. Già dalle prime righe si parla di rivoluzione della paternità. Wow! Ri-vo-lu-zio-ne!
E poi, eccolo, l’identikit del padre perfetto, del padre definito “high care”: 30-35 anni, del nord, buon titolo di studio, compagne che lavorano e figli piccoli. Padri che portano perfino il figlio a scuola, gli fanno pure da mangiare e li vestono… WOW! E che mettono pure a letto i figli, ariwow!
L’articolo in realtà riporta i dati di uno studio svolto da una giovane sociologa ricercatrice del’Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori), nato per altro con altri scopi, che ho recuperato e letto, oltre agli innumerevoli commenti presenti nel web.
Cosa ne ho ricavato?
Sostanzialmente che “per ogni padre perfetto c’è una madre perfetta” cioè la ricercatrice mette in luce che l’attenzione alla cura dei figli è correlata molto alle caratteristiche della donna (titolo di studio universitario, le donne della sua famiglia lavoravano, risiede al norfd) più che a quelle dell’uomo.
“La donna deve chiedere e così l’uomo risponde” mi verrebbe da dire… Ehm… dunque quale sarebbe la rivoluzione?!?
Con questo non voglio negare che alcuni giovani padri si stanno coinvolgendo di più nella cura dei figli ma siamo molto lontani dalla rivoluzione. Quanti padri chiedono il congedo di paternità per esempio?
Mi ha colpito molto anche la conclusione dell’articolo dove si riporta una dichiarazione di un famosa sociologa della Bicocca di Milano, che, in soldoni dice che le donne devono imparare a delegare e lasciare spazio ai padri.
Colpa quindi delle madri? Quelle madri troppo legate al loro cucciolo? Forse…
E quindi cosa possiamo fare, mi chiedo, a livello di servizi? E quali sono i bisogni di queste “gelose mamme perfette” e di questi “emergenti padri high care”?
Un primo passo, nell’ambito del lavoro che svolgo, potrebbe essere di aprire tutti i corsi preparto anche ai futuri papà: accoglierli, sostenerli e accompagnarli nel marasma emotivo che la gravidanza della compagna e la transizione al ruolo di padre porta con sé.
“Nascere insieme” si muove in quest’ottica e chissà se i “nostri” papà potranno essere “premiati” con il titolo di “padri high care”…
E poi, eccolo, l’identikit del padre perfetto, del padre definito “high care”: 30-35 anni, del nord, buon titolo di studio, compagne che lavorano e figli piccoli. Padri che portano perfino il figlio a scuola, gli fanno pure da mangiare e li vestono… WOW! E che mettono pure a letto i figli, ariwow!
L’articolo in realtà riporta i dati di uno studio svolto da una giovane sociologa ricercatrice del’Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori), nato per altro con altri scopi, che ho recuperato e letto, oltre agli innumerevoli commenti presenti nel web.
Cosa ne ho ricavato?
Sostanzialmente che “per ogni padre perfetto c’è una madre perfetta” cioè la ricercatrice mette in luce che l’attenzione alla cura dei figli è correlata molto alle caratteristiche della donna (titolo di studio universitario, le donne della sua famiglia lavoravano, risiede al norfd) più che a quelle dell’uomo.
“La donna deve chiedere e così l’uomo risponde” mi verrebbe da dire… Ehm… dunque quale sarebbe la rivoluzione?!?
Con questo non voglio negare che alcuni giovani padri si stanno coinvolgendo di più nella cura dei figli ma siamo molto lontani dalla rivoluzione. Quanti padri chiedono il congedo di paternità per esempio?
Mi ha colpito molto anche la conclusione dell’articolo dove si riporta una dichiarazione di un famosa sociologa della Bicocca di Milano, che, in soldoni dice che le donne devono imparare a delegare e lasciare spazio ai padri.
Colpa quindi delle madri? Quelle madri troppo legate al loro cucciolo? Forse…
E quindi cosa possiamo fare, mi chiedo, a livello di servizi? E quali sono i bisogni di queste “gelose mamme perfette” e di questi “emergenti padri high care”?
Un primo passo, nell’ambito del lavoro che svolgo, potrebbe essere di aprire tutti i corsi preparto anche ai futuri papà: accoglierli, sostenerli e accompagnarli nel marasma emotivo che la gravidanza della compagna e la transizione al ruolo di padre porta con sé.
“Nascere insieme” si muove in quest’ottica e chissà se i “nostri” papà potranno essere “premiati” con il titolo di “padri high care”…
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