Qualche tempo fa ho pubblicato sul sito www.quandonasceunamamma.com, con cui collaboro, questo post sulla comunicazione prenatale. Ve lo ripropongo qui.
I nove mesi nel grembo della mamma valgono una vita, fanno parte della nostra storia personale e di quella dei nostri figli. Le moderne ricerche scientifiche nel campo della psicologia e sensorialità fetale hanno evidenziato qualcosa che l'Oriente ha riconosciuto da tempo: l'inizio della vita non coincide con il momento della nascita ma con quello del concepimento.
È una frase forte che apre uno sguardo nuovo sui mesi passati nell'utero materno: un utero che assume i connotati di “casa” per il nostro bambino, una casa che protegge e contiene, ma non isola. In questo ambiente il piccolo d'uomo “sente”, memorizza e apprende: odori, suoni, sapori, tatto ed emozioni lo raggiungono e diventano un patrimonio per la sua crescita, dentro e fuori dal pancione.
Se queste sono le premesse ecco che l'idea di comunicare con il bimbo, quando è ancora nella pancia, diventa una possibilità concreta per mamma e papà in attesa: assume il significato di fare spazio, all'interno della coppia o della famiglia già costituita, al piccolo che nascerà. Non solo uno spazio fisico, nel corpo della mamma che cresce e si espande, ma anche psichico ed emotivo, fatto di ascolto ed accoglienza, da parte di entrambi i genitori.
Comunicare con il bimbo in utero si trasforma in un percorso di conoscenza reciproca che promuove il bonding, cioè la formazione di quel legame di attaccamento, unico e personale, tra mamma, papà e bambino, fondamentale per ogni adulto che diventa genitore ed ogni neonato che viene al mondo.
La comunicazione prenatale coinvolge anche i papà che, scoprendo la possibilità di stabilire un con-tatto con il loro bimbo già durante la gravidanza, si sentono meno esclusi da un processo abitualmente considerato tutto femminile e vengono facilitati nella costruzione della nuova identità paterna. È inoltre un'opportunità per rendere più intenso il legame di coppia, o ricostituire un legame magari allentato, che si ritrova unita nella meravigliosa scoperta del piccolo che sta per nascere.
Ma come comunicare con qualcuno che non si vede e non si conosce?
Possiamo comunicare attraverso il contatto fisico: massaggiando, cullando, e anche giocando con il nostro piccolo nel pancione. Possiamo utilizzare la voce, attraverso suoni semplici, monosillabici o ripetitivi, abbinandoli a circostanze specifiche. Possiamo parlargli, leggergli una storia (alcuni esperimenti hanno mostrato come i bambini riconoscano, una volta nati, la storia raccontata dalla mamma nell'ultimo trimestre) o cantargli una ninna nanna. Una ninna nanna, sempre la stessa, ha il potere di calmare il bambino e diventa un elemento di continuità tra il prima e il dopo la nascita. E poi...ci sono tanti altri modi che potrete scoprire con letture approfondite o, ancora meglio, attraverso un percorso esperienziale, personalizzato, condotto da un'educatrice o tutor prenatale.
La comunicazione con il bimbo nel pancione è una straordinaria possibilità, a disposizione di mamma e papà, per sviluppare e dare spazio a quella sfera degli affetti e dell'umano sentire, fondamentali per divenire genitori, così spesso trascurata nel processo medicalizzato di accompagnamento alla nascita caratteristico della nostra società.
Laura Ballerio
Counsellor perinatale
I nove mesi nel grembo della mamma valgono una vita, fanno parte della nostra storia personale e di quella dei nostri figli. Le moderne ricerche scientifiche nel campo della psicologia e sensorialità fetale hanno evidenziato qualcosa che l'Oriente ha riconosciuto da tempo: l'inizio della vita non coincide con il momento della nascita ma con quello del concepimento.
È una frase forte che apre uno sguardo nuovo sui mesi passati nell'utero materno: un utero che assume i connotati di “casa” per il nostro bambino, una casa che protegge e contiene, ma non isola. In questo ambiente il piccolo d'uomo “sente”, memorizza e apprende: odori, suoni, sapori, tatto ed emozioni lo raggiungono e diventano un patrimonio per la sua crescita, dentro e fuori dal pancione.
Se queste sono le premesse ecco che l'idea di comunicare con il bimbo, quando è ancora nella pancia, diventa una possibilità concreta per mamma e papà in attesa: assume il significato di fare spazio, all'interno della coppia o della famiglia già costituita, al piccolo che nascerà. Non solo uno spazio fisico, nel corpo della mamma che cresce e si espande, ma anche psichico ed emotivo, fatto di ascolto ed accoglienza, da parte di entrambi i genitori.
Comunicare con il bimbo in utero si trasforma in un percorso di conoscenza reciproca che promuove il bonding, cioè la formazione di quel legame di attaccamento, unico e personale, tra mamma, papà e bambino, fondamentale per ogni adulto che diventa genitore ed ogni neonato che viene al mondo.
La comunicazione prenatale coinvolge anche i papà che, scoprendo la possibilità di stabilire un con-tatto con il loro bimbo già durante la gravidanza, si sentono meno esclusi da un processo abitualmente considerato tutto femminile e vengono facilitati nella costruzione della nuova identità paterna. È inoltre un'opportunità per rendere più intenso il legame di coppia, o ricostituire un legame magari allentato, che si ritrova unita nella meravigliosa scoperta del piccolo che sta per nascere.
Ma come comunicare con qualcuno che non si vede e non si conosce?
Possiamo comunicare attraverso il contatto fisico: massaggiando, cullando, e anche giocando con il nostro piccolo nel pancione. Possiamo utilizzare la voce, attraverso suoni semplici, monosillabici o ripetitivi, abbinandoli a circostanze specifiche. Possiamo parlargli, leggergli una storia (alcuni esperimenti hanno mostrato come i bambini riconoscano, una volta nati, la storia raccontata dalla mamma nell'ultimo trimestre) o cantargli una ninna nanna. Una ninna nanna, sempre la stessa, ha il potere di calmare il bambino e diventa un elemento di continuità tra il prima e il dopo la nascita. E poi...ci sono tanti altri modi che potrete scoprire con letture approfondite o, ancora meglio, attraverso un percorso esperienziale, personalizzato, condotto da un'educatrice o tutor prenatale.
La comunicazione con il bimbo nel pancione è una straordinaria possibilità, a disposizione di mamma e papà, per sviluppare e dare spazio a quella sfera degli affetti e dell'umano sentire, fondamentali per divenire genitori, così spesso trascurata nel processo medicalizzato di accompagnamento alla nascita caratteristico della nostra società.
Laura Ballerio
Counsellor perinatale
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